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SCUOLA E DIRITTO ALLO STUDIO

La scuola può ancora essere e deve tornare a essere quell’ascensore sociale in grado di rimuovere le disuguaglianze e garantire a chiunque le stesse opportunità di formazione e realizzazione, perché non esiste alcun merito se non vi sono pari condizioni di partenza. Compito anche della Regione è il contrasto alla “povertà educativa”, ossia “la privazione da parte dei bambini, delle bambine e degli/delle adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni”. 

Tale principio deve inverarsi lungo l’intero ciclo scolastico, a partire dai nidi e dalle scuole dell’infanzia. Eppure continua a mancare in Italia e in Piemonte un piano che metta al centro – attraverso servizi di qualità e in grado di raggiungere tutti e tutte – il diritto di ognuno a contare su una proposta educativa stimolante e qualificata fin dai primi anni di vita.

LE NOSTRE PROPOSTE

Un sistema scolastico di tipo universale non può prescindere da un servizio realmente accessibile in termini di costi e da una copertura di posti realmente adeguata al bisogno. L’esempio dell’Emilia Romagna mostra che porsi tale obiettivo è possibile anche a livello regionale. 

Il bisogno relativo ai nidi e alle scuole dell’infanzia, in particolare, non può essere misurato sulla base delle iscrizioni, ma sui numeri effettivi dei nati ossia di chi, potenzialmente, usufruirebbe del servizio. 

La vera inversione di tendenza è rendere un diritto di ogni bambino l’offerta di un percorso educativo di qualità fin dai primissimi anni di vita, che inizi dalla garanzia di accesso al nido, aiutando di conseguenza tutte le famiglie nella conciliazione dei tempi di orario e di lavoro. 

Questo non significa solo più spazi e più strutture per una copertura reale, ma anche e soprattutto costi accessibili e calcolati sulla base dell’Isee familiare.

L’attuale dimensionamento dei plessi scolastici sparsi nel territorio rende molto difficile il compito per i dirigenti, che devono contestualmente gestire diversi Istituti. Ciò genera criticità e problemi sul piano organizzativo, inficiando la didattica e la buona cura della scuola. E’ pertanto necessario rivedere i criteri che accorpano gli istituti comprensivi, con l’obiettivo di rendere gestibile da parte di un dirigente la presa in cura della didattica e dell’organizzazione della Comunità scolastica.

La legislazione regionale in materia di diritto allo studio scolastico sconta un’impostazione “paradossale”, basata sulla presenza di una doppia graduatoria: la prima relativa alle spese per “iscrizione e frequenza”, la seconda a quelle per “libri di testo, materiale didattico anche di abituale consumo e dotazioni tecnologiche funzionali all’istruzione, attività integrative previste dai piani dell’offerta formativa, trasporti”.

Paradossale perché la prima graduatoria, il cui contributo si basa non sull’Isee familiare ma sulle spese sostenute per l’iscrizione (e dunque è rivolta nei fatti a chi frequenta le scuole paritarie), riguarda un quinto delle famiglie e gode sempre dell’assegnazione del voucher a tutti gli idonei. 

Non è così per la seconda. Ciò significa, in sostanza, che sostanziose risorse per il diritto allo studio vengono destinate a chi frequenta le scuole paritarie, mentre accade ogni anno che decine di migliaia di famiglie idonee, i cui figli frequentano le scuole statali, non ricevano nulla.

È insomma possibile che una famiglia con 10.000 euro di ISEE, il cui figlio frequenta una scuola pubblica, abbia diritto al voucher scuola ma non riceva il finanziamento, mentre una con più di 20.000 euro di ISEE col figlio iscritto a una scuola paritaria non solo risulti vincitrice, ma l’importo del suo voucher varrà 10 volte quello delle graduatorie statali. Chi ha redditi più alti ottiene con certezza il contributo, chi ha redditi più bassi si vede negato il diritto allo studio

Crediamo che questa situazione sia inaccettabile e vessatoria per le scuole statali, frequentate dal 95% circa degli studenti in Piemonte e che il sistema della doppia graduatoria vada superato, modificando una volta per tutte la normativa regionale e riequilibrando i criteri di assegnazione dei voucher e delle borse di studio.

Vogliamo che sia dato corso all’ordine del giorno per “Garantire il diritto alla mensa scolastica”, ossia per inserire la mensa fra le spese coperte dal voucher, approvato nella passata legislatura grazie a una proposta di Liberi Uguali Verdi, ma mai applicato.

L’educazione sentimentale e sessuale e il contrasto alla violenza di genere sono compiti che le scuole dovrebbero assumere su di sé, per formare bambini e bambine, ragazzi e ragazze in grado di diventare uomini e donne consapevoli e responsabili nell’esercitare cittadinanza attiva. 

La mancanza di una legge nazionale in tal senso è una lacuna grave, ma la Regione può attivare percorsi e azioni che contribuiscano a rompere gli stereotipi maschili e femminili che invadono il quotidiano, lavorare sull’emotività come parte integrante nello sviluppo della persona, soprattutto nelle fasi dell’adolescenza, fornire gli strumenti per una lettura paritaria del genere, ristabilire un equilibrio dell’immagine del corpo femminile, contrastare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo.

Proponiamo di istituire un Fondo per le scuole destinato ad azioni finalizzate al contrasto della violenza di genere.

Al fine di contrastare la povertà educativa è altresì importante promuovere centri di aggregazione sociale, sostenere luoghi aperti per i minori nel doposcuola e nel periodo estivo, ma anche agire sullo sport come elemento di inclusione, socializzazione, protezione dei minori, aumentando l’offerta di attività di inclusione attraverso lo sport per bambini e ragazzi, maschi e femmine.

Oggi, la Costituzione stessa riconosce il valore fondamentale della pratica dello sport, che deve pertanto essere realmente universale, accessibile a tutti, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Crediamo che, anche al fine di superare la logica dell’agonismo, sarebbe importante trasformare le scuole calcio in polisportive, ossia in associazioni che gestiscano diverse discipline sportive a livello sia agonistico e professionistico, sia amatoriale, garantendo accessibilità e pari opportunità.

Secondo l’Osservatorio Regionale l’Università e per il Diritto allo Studio universitario, in Piemonte è presente una comunità studentesca importante, costantemente in crescita negli ultimi 15 anni: 143mila studenti iscritti a un corso di terzo livello, di cui 36mila provenienti da altre regioni e 13.300 stranieri. 

Dal 2010 a oggi le immatricolazioni sono aumentate del 29%. L’incremento è dovuto soprattutto alla capacità di attrazione degli atenei nei confronti degli studenti provenienti da fuori regione. 

Tuttavia, a una popolazione crescente di studenti corrisponde una domanda crescente di borse di studio e di posti letto che non trova, per questi ultimi, un’offerta adeguata. 

La risposta del PNRR appare ancora lontana dal soddisfare la domanda di posto alloggio: nello scorso anno accademico i posti letto sono aumentati di sole 500 unità. Su 9.200 studenti borsisti fuori sede, solo il 23% ha beneficiato di posto letto

A oggi gli studenti che beneficiano di una borsa sono 17.300, con un aumento delle richieste negli ultimi sette anni dell’87%.

Sarà nostro impegno garantire ogni anno la copertura del 100% delle borse per tutti gli idonei.

La Regione dovrà impegnarsi per mettere a disposizione spazi e strutture al fine di contribuire alla copertura dei posti letto richiesti.