Qualcosa sta cambiando, ma questi luoghi rimangono dei mostri giuridici peggiori delle carceri. È ora di chiuderli

“Da marzo c’è una nuova gestione al CPR e abbiamo percepito la volontà di voltare pagina e di aprire la struttura a nuove collaborazioni. Resta il nodo insoluto della natura di questi luoghi che rappresentano un mostro giuridico: non è accettabile che le persone siano private della libertà per un reato amministrativo” – lo afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni – che questa mattina ha effettuato un sopralluogo presso il Centro di Permanenza e Rimpatrio insieme al Capogruppo di Liberi Uguali Verdi alla Regione Piemonte e membro della segreteria nazionale di SI, Marco Grimaldi, e alle consigliere di Sinistra Ecologista al Comune di Torino, Alice Ravinale e Sara Diena, e alla Città Metropolitana, Valentina Cera.

Attualmente la capienza potenziale del Centro è di 220 unità, ma permangono aree chiuse e la capienza attualmente autorizzata è di 112. Ci sono 92 trattenuti, il massimo raggiunto da inizio marzo.

“Con la visita di oggi possiamo sancire la fine dell’esperienza terribile degli ospedaletti e delle aree di isolamento, dopo la tragedia della morte di Moussa Balde. Ne chiedevamo il superamento da sempre, come chiediamo di poter verificare davvero e in anticipo l’idoneità di chi dovrebbe essere trattenuto” – prosegue la delegazione.

“Purtroppo questi luoghi, per quanto si possa tentare di migliorare il servizio, restano per molti aspetti disumani, strutture la cui stessa architettura priva le persone di possibilità elementari: stare all’ombra, fare docce fresche, dormire in condizioni decorose senza subire un caldo insopportabile. Non è un caso che quasi la meta dei trattenuti facciano ricorso a psicofarmaci” – conclude la delegazione.

“Tanti non comprendono il senso di questa condizione, soprattutto se provengono da una precedente esperienza carceraria a cui si somma un’altra insensata detenzione. Abbiamo parlato con un uomo tunisino la cui compagna aspetta un bimbo e si trova sola con altre due figlie, con un ragazzo di soli 22 anni arrivato a piedi dal Marocco in tre anni, con un uomo che ha viaggiato per due anni dal Bangladesh sulla rotta balcanica e dopo 7 giorni in Italia è stato mandato qui, e addirittura con un ragazzo tunisino sposato con una donna italiana con due figli minori, che non dovrebbe assolutamente trovarsi qui, come abbiamo segnalato. Sono storie che mostrano ancora una volta l’assurdità di un sistema che non dispone neanche di una normativa quadro. E per questi motivi continuiamo a dire con forza che centri simili devono essere chiusi”.

27 maggio 2022

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