Presidio in ricordo di Moussa Balde, a un anno dal suo suicidio nel CPR di Torino

I Centri di permanenza per il rimpatrio sono strutture di detenzione in cui vengono trattenute le persone straniere cosiddette “irregolari” e sono la manifestazione più evidente di un sistema di inammissibile negazione dei diritti fondamentali per le persone straniere.

Il CPR di Corso Brunelleschi è un luogo disumano, fatto di gabbie e di garitte, in cui le persone scontano una pena senza regole e senza logica per il solo fatto di essere sans papiers.

Un anno fa quel luogo uccideva Moussa Balde, che aveva 22 anni e veniva dalla Guinea, e si è suicidato dopo che era stato vittima di un pestaggio razzista a Ventimiglia ed era stato messo, senza motivo, in una cella di isolamento nel CPR.

Ieri davanti al CPR di corso Brunelleschi abbiamo voluto ricordare Moussa Balde, mandare un messaggio di solidarietà alla sua famiglia e ribadire che non possono esistere luoghi in cui si assiste alla sospensione del diritto: il CPR torinese è un luogo disumano in cui non sono assicurati gli standard minimi di rispetto della legge e della dignità delle persone.

Come Sinistra Ecologista Torino abbiamo richiesto alle Commissioni Legalità e Antirazzismo del Comune di Torino l’audizione del nuovo ente gestore del CPR di Torino, che nel mese di gennaio si è aggiudicato l’appalto per la gestione del CPR per un anno al lauto prezzo di 2.500.000 di Euro – e faremo tutto quanto possibile per far sì che all’interno di quella struttura non si assista più alla sistematica sospensione dei diritti fondamentali che ha portato alla morte Moussa Balde e che ha causato oltre 60 tentativi di suicidio nello scorso autunno. Ma la battaglia resta una sola: i CPR sono un esercizio di crudeltà istituzionale inammissibile, sono tre mesi di libertà e di vita sottratti a cittadini stranieri per il solo fatto di essere stranieri, e vanno chiusi immediatamente.

Sinistra Ecologista si impegna in due direzioni. Da un lato intendiamo portare avanti la lotta contro il sistema dei Centri di Permanenza e Rimpatrio che riteniamo incompatibili con la Costituzione e con le Convenzioni Internazionali. Dall’altro, concretamente, vigiliamo e ci adoperiamo per far sì che finché a Torino esisterà tale luogo, al suo interno vengano rispettati i diritti umani e possano migliorare le condizioni di vita di chi vi è recluso.

La morte di Moussa Balde ci deve ricordare ogni giorno che i diritti fondamentali non possono e non devono mai essere sospesi e che non possiamo accettare che in nessuna città italiana esistano luoghi come i CPR.

Mentre ci battiamo per la loro chiusura, dobbiamo tenere alta l’attenzione sulle condizioni di vita all’interno dei CPR, opporci e denunciare ogni forma di violazione dei diritti all’interno di tali strutture.

Abbiamo voluto aprire e chiudere il presidio proprio con le testimonianze di due ragazzi trattenuti all’interno del CPR e raccolte nel Libro Nero del CPR curato dall’Asgi. E’ importante tenere alta l’attenzione sul CPR, a partire dalle storie dei ragazzi che sono stati ingiustamente reclusi, affinché le loro esperienze possano essere un monito per tuttə noi, per far sì che le crudeltà di cui oggi siamo a conoscenza non restino nell’indifferenza e non si ripetano più. Ne riportiamo una:

K.K.
K.K., cittadino tunisino, ha vissuto in Italia dal 2011 al 2017, ottenendo un permesso di soggiorno per lavoro, una buona occupazione e un salario più che dignitoso. Nel 2017, durante una vacanza in Tunisia, viene coinvolto in un grave incidente automobilistico con esiti permanenti: dopo quattro interventi chirurgici, il braccio destro e la gamba destra rimangono deformati. Essendo scaduto il permesso di soggiorno, nonostante la disabilità fisica K.K. prova in più occasioni a rientrare in Italia, da ultimo il 6 novembre 2020.
 Nel corso della quarantena a bordo della GNV La Suprema, K.K. viene visitato da una dottoressa della Croce rossa italiana, secondo la quale lo straniero “riferisce numerosi interventi chirurgici di osteosintesi a livello del bacino, del femore dx e del ginocchio dx; inoltre presenta deformità a livello dell’avambraccio, compatibile con pseudo-artrosi. All’E.O. evidenti cicatrici chirurgiche e zoppia all’arto inferiore dx, con conseguente dolore all’arto inferiore controlaterale da sovraccarico. In relazione alla storia clinica e all’anamnesi viene ritenuto meritevole di approfondimento specialistico”.
 L’approfondimento specialistico non avrà mai luogo. Una volta fatto sbarcare dalla nave, K.K. riceve immediatamente un decreto di respingimento dall’Italia e uno di trattenimento presso il CPR di Torino. Qui K.K. domanda la protezione internazionale e al commissario che lo intervista chiede, tra l’altro, se quest’ultimo può “parlare con il responsabile del CPR per farmi avere la stampelle”. Dal momento dell’ingresso nel centro, infatti, K.K. non ha ricevuto alcun ausilio per camminare e per utilizzare i servizi igienici è costretto a farsi sorreggere, penosamente, dai compagni di stanza. Il 10 dicembre 2020 il medico di turno in servizio presso il CPR di Torino attesta che K.K. “meriterebbe di deambulare con carico e assistito da ausili, che peraltro non sono consentiti nel Centro. Egli ha quindi reali difficoltà alla deambulazione”. Non gli vengono quindi consegnate le stampelle, ma in compenso il trattenimento si protrae per un ulteriore mese e mezzo.
 La sera del 26 gennaio 2021 K.K. viene rilasciato dal CPR di Torino. Pur essendo in attesa della risposta della Commissione territoriale, oltretutto in evidente condizione di vulnerabilità, non viene inserito nel sistema di accoglienza per richiedenti protezione internazionale, ma viene rilasciato in strada. K.K. raggiunge la stazione ferroviaria di Porta Nuova, dove conosce un connazionale che, accortosi delle sue difficoltà, gli paga una notte in una stanza di un piccolo albergo.

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