Vai al contenuto

LOTTA ALLA CRISI CLIMATICA E DIFESA DELL’AMBIENTE

Il Piemonte è da sempre una terra di grande innovazione, che per secoli e fino ad un recentissimo passato è stata capace di anticipare e interpretare i grandi fenomeni sociali, politici ed economici mondiali e ha dato all’Italia e al mondo grandi contributi.

Oggi è una Regione che fatica a mantenere questo ruolo, che ha subito più di altre i contraccolpi negativi della globalizzazione e che vede con più preoccupazione che speranza le trasformazioni economiche e sociali in corso.

La maggioranza che ha governato il Piemonte negli ultimi cinque anni è stata una pessima interprete di questa preoccupazione e invece di spingere verso una trasformazione positiva della società piemontese ha spinto verso la conservazione e l’affermazione di un modello di società meno giusta, meno coraggiosa e in fondo più povera.

Occorre riprendere il filo delle trasformazioni in corso, riconoscere e promuovere le potenzialità del Piemonte dentro a queste e accettare le principali sfide globali dei prossimi anni, che passano necessariamente attraverso la transizione ecologica dell’economia e alla costruzione di una società più giusta.

Queste trasformazioni sono una realtà che la destra al governo nazionale e regionale cerca di contrastare e non sa governare, perché ideologicamente legata a modelli economici fallimentari e ad una visione del mondo che non accetta la necessità e non capisce la possibilità di vivere bene essendo custodi della Terra per le generazioni future.

Dobbiamo invertire questa tendenza, e per farlo dobbiamo costruire una coalizione di forze politiche e sociali in grado di interpretare in senso positivo i cambiamenti in corso, di creare le condizioni perché il Piemonte abbia un ruolo da protagonista nella transizione ecologica in corso, attingendo alle sue risorse migliori.

Le quattro Università del Piemonte hanno tutte fatto scelte determinate e convinte in questa direzione e formano personale altamente qualificato che merita di trovare opportunità di lavoro dove ha studiato.

A Torino è nata l’Alleanza Clima e Lavoro, dove si incontrano le parti più avanzate del sindacato e dell’ambientalismo alla ricerca di soluzioni per creare occupazione stabile e qualificata nei settori chiave della transizione ecologica.

Torino è stata la città dove i movimenti giovanili per il clima hanno visto alcuni dei loro momenti più importanti a livello internazionale. Le esperienze di sviluppo e riconquista dei territori montani vedono un grande fermento proprio in alcune valli alpine del Piemonte. Il Piemonte è una delle regioni chiave in Italia nello sviluppo dell’economia dell’idrogeno, ed alcune aziende piemontesi sono leader nel settore delle energie rinnovabili e dell’economia circolare.

Il Piemonte è la Regione in cui è nata l’esperienza di Slow Food, divenuta riferimento culturale internazionale per la produzione buona, pulita, giusta di cibo, nel rispetto verso chi lo produce in armonia con ambiente ed ecosistemi-

Esistono esperienze e aspirazioni che possono e devono essere messe a sistema per costruire un Piemonte più sano, più prospero e più giusto, ed il ruolo della Regione è fondamentale per creare le condizioni affinché queste si concretizzino.

Crediamo in un ruolo attivo della Regione nel sostegno alla trasformazione dell’economia e della società piemontese attraverso l’indirizzo alle risorse nazionali ed europee e la capacità di orientare le proprie aziende ed enti partecipati verso il sostegno alla transizione ecologica.

I prossimi 5 anni saranno fondamentali per l’attuazione della transizione ecologica, nel segno della giustizia sociale e climatica. La transizione ecologica è una necessità, e dobbiamo decidere se attuarla oppure subirla, come già stiamo facendo sul piano industriale e sociale.  

La transizione ecologica è buona se accompagnata dai necessari interventi pubblici, che prevedano azioni di conversione a livello agricolo, industriale, della mobilità, dell’energia e misure sociali e fiscali che non lascino indietro nessuno in questo processo.

Sul piano sociale ci ritroviamo nelle parole di Alexander Langer:

“La Conversione Ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile”.

 Si tratta di un concetto che presuppone un progetto e un percorso che deve essere socialmente sostenibile e che non deve avere risvolti e ripercussioni  negativi sulle condizioni materiali di vita delle persone, in particolare dei lavoratori che vivono unicamente grazie a un reddito frutto del proprio lavoro.

LE NOSTRE PROPOSTE

  • Introdurre una Legge regionale per il Clima, per individuare gli obiettivi regionali di mitigazione e adattamento e introdurre obblighi di monitoraggio degli effetti delle politiche messe in campo. In particolare, è necessario adottare piani di monitoraggio effettivo della qualità dell’aria, al fine di superare la procedura di infrazione a cui il Piemonte è stato sottoposto dall’UE, e di valutazione delle strategie messe in campo.
  • Realizzare la mappatura dell’impronta carbonica della Regione, con trasparenza e pubblicazione dei dati.
  • Adottare una strategia regionale per la neutralità carbonica entro il 2050, che preveda il passaggio integrale alle fonti di energia rinnovabile e azioni concrete per l’assorbimento delle emissioni, necessarie nella fase di transizione. Tali politiche consentirebbero entrambe la creazioni di nuovi posti di lavoro.
  • Incentivare gli enti locali e imprese che adottino politiche volte alla neutralità carbonica, anche ricorrendo alla virtuosa amministrazione alle somme messe a disposizione dall’Unione Europea per sostenere la transizione nella aree attualmente più inquinate, tra cui rientra il Piemonte.
  •  Prevedere cha la governance delle strutture regionali sia improntata agli ESG (Environmental Social Governance): Finpiemonte deve diventare una green bank regionale, ARPA deve avere una forma di controllo popolare, l’AMP (Agenzia per la Mobilità Piemontese), sottorganico e sottofinanziata, deve tornare al ruolo di pianificazione della mobilità regionale e non limitarsi alla gestione dei contratti di servizio come oggi. Devono essere create Agenzie Regionali su biodiversità ed energia.
  •   Promuovere campagne permanenti di diffusione di informazioni scientificamente corrette e di sensibilizzazione circa la necessità della transizione ecologica.
  •  Promuovere l’istituzione di assemblee locali per il clima su ogni territorio al fine di individuare e condividere con la cittadinanza le azioni necessarie per affrontare la crisi climatica in atto.
  • Comprendere nella strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici un programma di trasformazione del turismo invernale anche fuori dallo sci, che sarà, presumibilmente, impraticabile fra qualche decennio e piani specifici di politiche per il lavoro e politiche industriali, posto che la transizione, se accompagnata, rappresenta anche una grande opportunità per la rinascita industriale e sociale del Piemonte, a partire dall’automotive.
  • Agire per rendere il settore agricolo e degli allevamenti agente e non spettatore della transizione. È necessario affrontare il doppio legame con l’ambiente e le questioni sociali, nella consapevolezza che un’agricoltura rispettosa dell’ambiente porta più valore aggiunto economico e può difendersi meglio anche dall’aggressione del consumo di suolo sui campi agricoli. In tale contesto occorre altresì limitare il modello produttivo centralizzato e intensivo, in difesa della piccola produzione.
  • Adottare una legge regionale per la Politica del Cibo che preveda la lotta allo spreco alimentare e supporto alle produzioni biologiche a km0, a partire dalle mense gestite dalle istituzioni pubbliche (in primis mense scolastiche), piani di educazione alimentare, sostegno al salvataggio e riutilizzo degli scarti.
  • Favorire la ricerca su nuove forme di approvvigionamento energetico, mediante il coinvolgimento degli Atenei presenti sul territorio
  • Incentivare la realizzazione di Comunità Energetiche Rinnovabili tanto per gli enti locali che per i privati, mediante l’istituzione di un ufficio regionale in grado di fornire assistenza tecnica e legale
  • Prevedere un piano regionale di efficientamento energetico degli edifici pubblici non coinvolti nei progetti PNRR
  • Inserire nella legge urbanistica regionale il principio del consumo di suolo zero
  • Incentivare gli interventi di deimpermeabilizzazione dei suoli già consumati e la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente e abbandonato
  • Adottare un piano regionale di bonifica dei siti inquinati, con appostazione di idonee risorse al fine di consentire ai Comuni di agire con le ordinanze previste dal Codice dell’Ambiente, con successivo recupero dei costi dai proprietari dei siti, per velocizzare le bonifiche dei siti e rendere gli stessi disponibili per nuovi utilizzi
  • Definire un piano per la riduzione dello spreco idrico e per la manutenzione straordinaria degli acquedotti
  • Adottare una legge regionale per azzerare l’inquinamento da PFAS, sul modello di quella approvata nella Regione Veneto
  • Aumentare i canoni di concessione per l’imbottigliamento di acqua minerale ad opera di imprese private, al fine di avere maggiori risorse da investire nella gestione complessive delle acque
  • Supportare tecnologie di irrigazione agricola che evitino lo sperpero di acqua, mediante strumenti di irrigazione di precisione
  • Valorizzare la Rete Natura 2000 e il MAB Unesco, con aggiornamento delle misure di protezione sito-specifiche per ciascuno dei siti protetti e implementazione delle risorse volte a consentire la verifica del rispetto di tali misure
  • Rafforzare il personale impiegato negli enti parco, mediante 39.  Introduzione nella legge urbanistica regionale del principio consumo di suolo zero e di misure che favoriscano la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente
  • Vietare fertilizzanti e fitofarmaci dannosi per l’ambiente e la salute
  • Creare corridoi ecologici diffusi su tutto il territorio regionale, ivi compresi gli ambienti urbani, e adottare misure a favore della biodiversità
  • Abolire della caccia e prevedere piani di contenimento incruenti
  • Sostenere le proposte del Tavolo Animali & Ambiente in materia di rispetto degli animali selvatici e d’affezione.
  • Adottare un nuovo piano rifiuti della regione Piemonte, sostituendo quello – peggiorativo rispetto al già non adeguato piano precedente – adottato dalla Giunta Cirio. L’orizzonte deve essere quello dell’economia circolare, con decommissioning di discariche e, progressivamente, anche degli inceneritori (di cui si deve intanto bloccare l’espansione).
  • Perseguire l’obiettivo dell’80% della raccolta differenziata, mediante l’adozione della tariffa puntuale e con monitoraggio puntuale della qualità della raccolta, al fine di promuovere il riciclo completo e l’economia circolare
  • Prevedere incentivi per i Comuni che mettano in atto strategie di riduzione della produzione di rifiuti
  • Promuovere misure volte a raggiungere l’obiettivo Piemonte plastic-free
  • Riaprire le 14 ferrovie sospese in Piemonte e tornare a investire sul trasporto pubblico regionale. Questo si riflette in un aumento della produzione del servizio di treni, metro, bus e tram, ma anche in un aumento della qualità del servizio. L’Agenzia per la Mobilità Piemontese non riesce per mancanza di organico e fondi, a pianificare più, ed è necessario procedere con investimenti strutturali su tale organismo. Aumentare la  qualità e la diffusione del trasporto pubblico significa anche agire in direzione di una migliore qualità dell’aria, di una minore presenza di auto e quindi di incidentalità, di una migliore vivibilità dei centri urbani e di minore marginalizzazione delle aree interne.
  • Incentivare il rafforzamento del trasporto pubblico locale nei weekend e nelle fasce serali
  • Aumentare l’offerta di bus e tram negli orari di punta
  • Realizzare il biglietto unico per la rete dei trasporti regionali
  • Prevedere la gratuità dei trasporti pubblici per gli under 25, con lo stanziamento di idonei finanziamenti
  • Istituire la sperimentazione del “biglietto climatico” a prezzo simbolico, per ogni fascia di età, per diffondere l’utilizzo dei mezzi pubblici, con lo stanziamento di idonei finanziamenti
  • rafforzare l’intermodalità dei trasporti pubblici, anche favorendo la costruzione di parcheggi per mezzi di mobilità attiva in prossimità delle stazioni
  • Realizzare un migliore coordinamento con le regioni limitrofe per la gestione dei servizi pendolari a media distanza (Milano, Genova, Savona e Ventimiglia, Aosta, Piacenza e l’Emilia, Modane, Cuneo-Nizza, Domodossola-Svizzera).
  • Incentivare la realizzazione di Città 30 in tutti i comuni piemontesi. La Città 30 nasce per rispondere a un bisogno primario che è la sicurezza dei cittadini e la riappropriazione dello spazio pubblico urbano, oggi destinato per l’80% a veicoli. Le città 30 sono un provvedimento che se realizzato in maniera adeguata riduce l’incidentalità, contrasta l’inquinamento  e migliora la vivibilità delle nostre città senza penalizzare il traffico veicolare. Il tema delle Città 30 è centrale per l’ evoluzione della Città Sostenibile.
  • Investire sull’ampliamento della rete ciclabile in ambiente urbano, migliorandone la sicurezza
  • Realizzare e promuovere una rete di cicloturismo regionale, a partire dal progetto VENTO e della Ciclovia Francigena, anche nell’ottica di promuovere il turismo sostenibile.
  • Realizzare in tutto il territorio regionale l’infrastruttura necessaria per il passaggio alla mobilità elettrica privata

Il progetto TAV Torino-Lione era e rimane una chimera. Al di là dei proclami, la sua costruzione è ferma, nessuna talpa sta scavando il tunnel. Inoltre in trent’anni non è stato posato nemmeno un metro di binari. E, qualora venisse realizzato, causerebbe oltre 10 milioni di tonnellate di CO2. Ci vorrebbero oltre 50 anni per compensare queste emissioni. Ma 50 anni non li abbiamo.

Le linee ferroviarie tra Italia e Francia esistono già e funzionano. Il Governo francese ha già deciso di utilizzarle per il prossimi vent’anni, senza costruirne di nuove nel suo territorio. Non abbiamo quindi bisogno della più costosa opera pubblica d’Europa. Da decenni il TAV Torino Lione blocca risorse economiche che devono essere redistribuite e proiettate sulle nuove generazioni, investendole sulla scuola, sulla sanità, sulle pensioni e sul welfare.

Per questo ribadiamo la più ferma contrarietà a quest’opera, la cui malagestione politica ha portato alla militarizzazione di un territorio e all’escalation di un conflitto sociale che – se non interviene la volontà politica – non vedrà presto la sua fine.