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INCLUSIONE, INTEGRAZIONE E TUTELA DELLA PERSONA

Nei nostri ruoli istituzionali, da sempre effettuiamo sopralluoghi nelle carceri piemontesi e al CPR di corso Brunelleschi a Torino. 

Nel 2021 la situazione del carcere Lorusso e Cutugno è emersa in tutta la sua criticità, non solo a causa del sovraffollamento esplosivo e della struttura decadente e inadeguata, ma con il cosiddetto “Sestante”, poi ristrutturato, diventato tristemente noto per le condizioni inaccettabili e la reclusione di persone che avrebbero bisogno di una diversa gestione del disagio psichico. 

Nel 2022 la Casa circondariale di Torino è stata il “peggiore” penitenziario, dopo Foggia, in relazione al fenomeno dei suicidi: quattro, oltre a 35 tentativi sventati dalla penitenziaria.

Al contempo, più volte le detenute del braccio femminile si sono rivolte a noi per segnalare le tante difficoltà delle detenute e dei detenuti, perché la pandemia ha significato ancora maggiore isolamento per le persone private della libertà, interruzione di percorsi di lavoro e formazione, lontananza dagli affetti più cari, in alcuni casi anche detenzione di bambini piccoli insieme alle madri.

Il carcere minorile Ferrante Aporti – nonostante gli sforzi del personale e le tante attività proposte – vive condizioni di carenza di personale e di mobilio per sostituire oggetti ormai usurati dal tempo, ma soprattutto di prestazioni essenziali per i detenuti. In generale, servirebbero misure alternative e comunità pubbliche per accogliere i ragazzi nella prospettiva della riabilitazione e dell’integrazione. Il sistema carcerario minorile purtroppo colpisce di fatto i più deboli, se si pensa che solo il 22% è detenuto per reati contro la persona. 

In particolare, la grande quantità di minori stranieri non accompagnati impone di attivare percorsi che consentano a questi ragazzi di evitare la detenzione. 

Continuerò a visitare regolarmente queste strutture e denunciare la situazione sugli organi d’informazione.

I Centri di Permanenza per il Rimpatrio sono luoghi di privazione dell’umanità e della dignità, dove persone che non hanno commesso alcun reato se non quello (amministrativo) di non possedere documenti, vengono abbandonate e dimenticate in condizioni peggiori che in carcere, senza alcuna conoscenza dei propri diritti e del proprio destino. Crediamo che queste strutture vadano chiuse immediatamente.

Il suicidio di Moussa Balde, a soli 23 anni, all’interno degli “ospedaletti” del CPR di Torino, è stato uno degli eventi più terribili di questi anni e avrebbe dovuto chiudere definitivamente questa esperienza. 

Vogliamo che il CPR di corso Brunelleschi venga chiuso una volta per tutte e che non esista nessun CPR in tutto il territorio regionale.

Denunceremo sempre l’eventuale presenza – inammissibile – nei CPR di minori stranieri non accompagnati, o i casi di mancato accesso al diritto alla salute o somministrazione coatta di psicofarmaci e ogni elemento che renda inaccettabili le condizioni di detenzione.