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Il BENESSERE DELLE PERSONE – SANITA’ E INTEGRAZIONE SOCIOSANITARIA

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” (Art. 32 Cost. ).

E’ da questo principio costituzionale che bisogna ripartire per difendere e rilanciare la Sanità Pubblica.

Negli ultimi due decenni sono stati tagliati alla Sanità pubblica 47 miliardi di euro, tagli consistenti che hanno fortemente depotenziato la funzionalità del Servizio Sanitario Nazionale fino a renderlo inadeguato ai bisogni di prevenzione e cura per la salute per milioni di cittadini.

Da ciò si evince che il diritto alla cura possa essere a beneficio solo di coloro che si trovano in agiate condizioni economiche. Questo produrrebbe un allargamento della forbice delle disuguaglianze già esistenti in altri settori della vita sociale.

Al fine di rafforzare il sistema sanitario e di consentire a tutti e tutte l’accesso alle cure è necessario innanzitutto curare le condizioni di lavoro del personale impiegato in sanità: servono maggiori assunzioni e serve altresì una gestione dei turni più attenta alle esigenze di lavoratori e lavoratrici, al fine di consentire anche in questo campo una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro ed evitare fenomeni di burn-out. La Giunta Cirio non ha saputo affrontare queste problematiche, ricorrendo spesso ai c.d. medici gettonisti per l’espletamento dei turni ospedalieri e utilizzando personale precario per ciò che concerne infermieri e infermiere e altri operatori sanitari.

La pandemia da Covid-19 ha mostrato la debolezza tanto della rete ospedaliera, quanto della medicina territoriale, con conseguenze particolarmente gravi sulla popolazione anziana e più fragile. 

In Piemonte negli ultimi anni è peggiorata soprattutto la qualità dell’assistenza territoriale, come recentemente certificato dal Ministero della Salute nel monitoraggio dei LEA riferito al 2022: la nostra Regione è l’unica, tra le grandi del centro-nord, a non garantire i livelli essenziali di assistenza in quest’area, in marcato peggioramento rispetto agli anni precedenti e ai valori pre-Covid. 

È indispensabile ribadire la centralità del territorio come luogo di tutela della salute e operare per un maggiore raccordo tra territorio e ospedale, e tra Aziende sanitarie, nella programmazione degli interventi, nell’ottica di una filiera integrata e della continuità dei percorsi di cura. Ai poli ospedalieri ad elevata specializzazione devono essere riservate le prestazioni di maggiore complessità, per evitare le duplicazioni e investire più risorse sui servizi territoriali. Servizi territoriali efficienti possono sia prevenire gli accessi ospedalieri impropri, sia favorire l’uscita dall’ospedale dei pazienti stabilizzati, con effetti positivi sul fenomeno del sovraffollamento dei Pronto soccorso. Una riduzione degli accessi al Pronto soccorso può essere favorita anche dal miglioramento della collaborazione tra ospedali e medici di famiglia e dalla nascita degli Ospedali della comunità previsti dal PNRR.

È necessario realizzare nei tempi previsti dal PNRR (entro aprile 2026) le Case della comunità, garantendo adeguate dotazioni di personale. I servizi facoltativi, secondo il DM 77/2022, da collocare in ciascuna Casa devono essere scelti sulla base dei bisogni sanitari e sociali dei diversi territori, da individuare insieme a Comuni, esperti in epidemiologia, cittadini/e, associazioni, movimenti, lavoratori dei comparti sanitario e sociale e comitati territoriali. I Punti unici di accesso in ciascuna Casa, attraverso la creazione di equipe multidisciplinari con personale sanitario e sociale, devono facilitare l’accesso dei cittadini al sistema dei servizi e garantire la valutazione e presa in carico congiunta nell’ambito dei percorsi socio sanitari. 

D’altra parte, alla luce dell’esperienza maturata durante l’emergenza sanitaria, deve essere invertito il processo di progressiva riduzione dei posti letto ospedalieri, tenendo conto del fatto che il valore medio dei Paesi UE è pari a 5,3 letti per mille abitanti mentre in Piemonte è di 3,3 ogni mille. Alla luce dell’evoluzione della rete ospedaliera metropolitana e della nascita del nuovo ospedale della ASL TO5 a Cambiano, con un probabile aumento della domanda di cure ospedaliere sulla città di Torino, dovrà essere rivista anche la dotazione di posti letto del Parco della salute. Deve essere infine revocata la scelta di costituire l’Azienda ospedaliera “Ospedale Infantile Regina Margherita” scorporandola dall’A.O.U. Città della Salute e della Scienza e dal futuro Parco della salute, tenendo conto della necessità di preservare la continuità materno-infantile.  

Va poi mantenuta la natura pubblica, all’interno della cornice del servizio sanitario nazionale, dei pronto soccorso, opponendosi ai tentativi di privatizzazione in essere.

LE NOSTRE PROPOSTE

Serve un impegno straordinario per la riduzione dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni diagnostiche, alle visite specialistiche, alle altre prestazioni residenziali (compresi i ricoveri ospedalieri) e domiciliari e alle forniture di dispositivi e ausili. Questo obiettivo potrà essere raggiunto mediante:

  • l’aumento della dotazione di personale e attrezzature e, quindi, del numero delle prestazioni rese, a partire da un’analisi del fabbisogno nelle diverse aree e in raccordo con le Università;
  • la revisione delle modalità della prenotazione: è necessario applicare all’ambito delle malattie croniche il metodo già in uso per i pazienti diabetici e nella rete oncologica, secondo il quale le visite specialistiche e gli accertamenti programmabili nel percorso terapeutico sono automaticamente prenotati dalla struttura, di medicina generale o ambulatoriale o ospedaliera, che ha effettuato la presa in carico, al fine di evitare ritardi e semplificare il percorso per i pazienti;
  • l’analisi delle procedure: le Aziende sanitarie, in collaborazione con le associazioni dei cittadini, devono analizzare tutte le procedure complesse, ripetute, ridondanti, inutili e inefficaci in atto che allungano inutilmente i tempi e impattano sulla qualità della vita di cittadini e operatori;
  • il sostegno della alfabetizzazione sanitaria: devono essere sostenute le capacità della cittadinanza di accedere alle informazioni, di comprenderle e utilizzarle in modo da promuovere e mantenere una buona salute, e di rivolgere ai servizi sanitari una domanda appropriata.

In Piemonte e nell’area metropolitana di Torino, oltre il 26% della popolazione ha più di 65 anni. L’evoluzione demografica fa emergere nuovi bisogni e domande di cura, specie nell’area della non autosufficienza e delle malattie croniche e neurodegenerative, e al tempo stesso richiede l’adozione di politiche di promozione della salute mirate a promuovere l’invecchiamento attivo, l’adozione di stili di vita sani e la prevenzione di patologie e dell’aggravamento. 

Per quanto riguarda l’assistenza in favore delle persone non autosufficienti, occorre investire risorse adeguate a raccogliere la crescente domanda espressa e al bisogno sanitario, sia aumentando i posti letto in convenzione con le ASL nelle RSA, sia soprattutto sostenendo l’assistenza domiciliare che deve essere privilegiata rispetto all’intervento residenziale.

Oggi l’accesso alle prestazioni domiciliari in lungo-assistenza è ostacolato da lunghi tempi di attesa. Il protrarsi della permanenza in lista di attesa determina inevitabilmente l’aumento di accessi al pronto soccorso e alle strutture sanitarie, ed in extremis la scelta obbligata dell’intervento residenziale, con oneri di spesa privata e pubblica nettamente maggiori. Inoltre, l’assenza prolungata di sostegni domiciliari peggiora la qualità della vita dell’intero nucleo familiare, sottoponendo i caregiver, per la maggioranza donne ultracinquantenni, a situazioni di stress psicofisico che incidono negativamente sul loro benessere e sulla loro salute.

Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo indebolimento, nel contesto regionale, degli interventi socio sanitari domiciliari, con un trasferimento dell’onere di cura sui servizi sociali e sulle famiglie. Questo è legato anche ai continui tagli al fondo cosiddetto “extra LEA”, con il quale la Regione trasferisce alle ASL risorse sanitarie destinate a sostenere le fragilità sociali, che l’amministrazione Cirio ha ridotto dai 55 milioni di Euro del 2019 ai 45 milioni del 2022

Deve essere data attuazione alla Legge regionale 10/2010 (“Servizi domiciliari per persone non autosufficienti”), finanziando adeguatamente e nell’intero territorio regionale i servizi congiuntamente resi dalle aziende sanitarie e dagli enti gestori dei servizi socio-assistenziali e riconoscendo la figura professionale dell’assistente familiare. È necessario che il Piemonte si adoperi in sede di Conferenza Stato-Regioni per una revisione dei LEA, affinché le cure dell’assistente familiare rientrino legittimamente tra le prestazioni coperte dal Fondo sanitario. 

Deve essere data garanzia di omogeneità di risposta su tutto il territorio regionale e deve realizzarsi il raccordo tra l’ADI (Assistenza domiciliare integrata) e i percorsi socio-sanitari in lungo assistenza, per raggiungere l’obiettivo PNRR di prendere in carico il 10% della popolazione di età superiore ai 65 anni, con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti, entro la prima metà del 2026.

Nell’area delle patologie neurodegenerative, inoltre, dovranno essere potenziati i servizi semiresidenziali aumentando il numero dei Centri diurni per i soggetti affetti da declino cognitivo.

È infine indispensabile prevenire ogni possibile violenza sulle persone anziane nei contesti di cura domiciliare e residenziale, e favorire l’apertura delle strutture residenziali al territorio (cittadini, volontari ed enti del terzo settore) in modo che vi possa essere massima osmosi e trasparenza, secondo un approccio de-istituzionalizzante.

Tutti gli interventi che riguardano le persone con disabilità devono essere ispirati ai principi di autodeterminazione, partecipazione delle persone interessate, lotta contro l’abilismo in ogni forma, diritto di scelta e garanzia di equità ed uguaglianza.

Queste, in sintesi, le mie proposte:

PROGETTO DI VITA

  • attuazione regionale della riforma sui progetti personalizzati e partecipati, insieme alle organizzazioni di rappresentanza delle persone con disabilità

VITA IN AUTONOMIA

  • potenziamento, anche economico, dei progetti di vita indipendente
  • quando la vita indipendente non è possibile, realizzazione di contesti di vita comunitaria di piccole dimensioni e coabitazioni solidali, sempre finalizzate a favorire l’autonomia e sulla base del diritto di scelta

STUDIO E LAVORO

  • garantire la piena partecipazione alle attività scolastiche ed extrascolastiche
  • collocamento mirato, potenziamento del ruolo dei Centri per l’impiego e delle azioni di accomodamento ragionevole nei luoghi di lavoro

ACCESSIBILITÀ

  • sostegno economico e progettuale ai Comuni per l’adozione e il monitoraggio dei PEBA (Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche) e incentivazione del “design for all” nelle scelte di programmazione territoriale
  • accessibilità delle proposte culturali, artistiche e ricreative

SANITÀ

  • garanzia di una sanità accessibile a tutte e tutti a partire dalla prevenzione, anche oncologica
  • dotazione dei pronto soccorso dei principali ospedali di sollevatori, lettini elettrici, punti di scarico sensoriale, interprete LIS, segnali sonori, informative in braille
  • potenziamento della rete pubblica per la salute mentale

TRASPORTI

  • potenziamento dell’accessibilità del servizio di trasporto pubblico locale urbano ed extraurbano

PARI OPPORTUNITÀ

  • lotta contro la violenza nei confronti delle persone con disabilità attraverso l’accessibilità di centri antiviolenza e case rifugio e posti dedicati nei contesti di vita comunitaria

La pandemia ha avuto un impatto particolarmente acuto sulla popolazione giovanile, con fenomeni di disagio psichico, forme di ritiro sociale, disturbi dell’alimentazione, aumento del rischio suicidario e delle dipendenze. Per affrontare queste urgenze, e offrire il dovuto supporto alle persone colpite da disturbi e alle loro famiglie, è necessario:

  • aumentare il numero di pediatri di libera scelta disponibili, ad oggi assolutamente insuffil potenziamento dei servizi territoriali di Neuropsichiatria Infantile al fine di affrontare le forme emergenti di disagio psicologico e psichiatrico di adolescenti e giovani;
  • il rafforzamento, nei luoghi di vita dei minori, anche temporaneamente allontanati dalle famiglie e nelle comunità territoriali, degli interventi preventivi, con particolare riferimento alla realizzazione di programmi di Peer Education e di educazione sentimentale, educazione alimentare, promozione dell’attività fisica, prevenzione del ritiro sociale e del rischio suicidario;
  • un piano straordinario di intervento per la salute giovanile, con tutti gli attori che a diverso titolo si occupano di persone minorenni;
  • interventi sanitari di presa in carico dei minori vulnerabili, con particolare riferimento alle aree di fragilità più scoperte quale quella dei Minori Stranieri non Accompagnati e dei Care Leavers, cioè i giovani maggiorenni che al compimento della maggiore età vivono fuori dalla famiglia di origine ad esito di precedenti provvedimenti dell’autorità giudiziaria, e dei minori con esperienze di devianza e/o di detenzione.
  • con riferimento ai disturbi del comportamento alimentare, occorre ampliare il numero di strutture e di posti letto disponibili e assicurare la presenza di equipe multidisciplinari;
  • occorre ampliare le strutture pubbliche per la circoncisione rituale/culturale dei bambini, per la quale oggi vi sono liste d’attesa di oltre un anno, e prevedere l’inserimento di tale intervento nei LEA o comunque a prezzo calmierato.
  • Garantire la piena applicazione della legge 194/1978 sull’interruzione volontaria della gravidanza, destinando ai servizi preposti le opportune dotazioni di personale e revocare qualsiasi finanziamento destinato alle associazioni antiabortiste, la cui presenza nelle strutture sanitarie ostacola l’esercizio del diritto all’IVG;
  • implementare i percorsi nascita e i punti nascita, ampliandone la presenza sul territorio al fine di evitare la medicalizzazione non necessaria della gravidanza e del parto;
  • consentire l’esecuzione dell’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico nei consultori, attuando le “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine” aggiornate con la Circolare del Ministero della Salute del 12 agosto 2020;
  • dedicare un’attenzione specifica a patologie femminili “neglette” come ad esempio l’endometriosi e la vulvodinia, che creano condizioni gravemente invalidanti e spesso si accompagnano a un ritardo diagnostico. Facilitare l’informazione e la formazione del personale sanitario, incluso quello coinvolto nei triage ospedalieri;
  • potenziare i consultori familiari in termini di distribuzione territoriale, orari di apertura e personale, per raggiungere gli standard di legge (1 ogni 20.000 abitanti). Nell’ambito dei consultori familiari e pediatrici, potenziare le attività a supporto delle famiglie nei periodi prima e dopo il parto, anche in collaborazione con servizi non sanitari come le biblioteche; attenzione specifica alla salute sessuale della popolazione giovanile e delle donne in menopausa. Prevedere la presenza di un consultorio in ciascuna Casa di Comunità.
  • creare in ogni ASL centri multidisciplinari sulla salute sessuale; promuovere attività di prevenzione e screening delle Infezioni sessualmente trasmesse in contesti non sanitari, in collaborazione con le organizzazioni del Terzo settore;
  • prevedere, nell’ambito delle attività di formazione obbligatoria delle professioni mediche e sanitarie, l’acquisizione di competenze specifiche sugli aspetti legati all’identità di genere affinché sia garantita l’assistenza alla salute delle persone transgender nei diversi ambiti della medicina; 
  • approfondire la possibilità di un percorso per giungere ad una rete di servizi territoriali che siano in grado di prendere in carico le persone nel loro percorso di affermazione di genere, dal punto di vista medico e psicologico, anche in sinergia con l’associazionismo e tramite la stesura del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) regionale;
  • potenziare il servizio e l’organico del CIDIGEM (Centro Interdipartimentale Disforia di Genere Molinette) dell’A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino con professionisti psicologi ed endocrinologi e personale amministrativo per migliorare la gestione delle liste d’attesa; aumentare la disponibilità di sale operatorie per gli interventi di riattribuzione chirurgica di sesso.
  • gratuità dei contraccettivi, formazione e accompagnamento adolescenti dentro e fuori percorsi scolastici.
  • dare piena attuazione alla DGR n. 42-8767 del 12 aprile 2019 (“Indirizzi per la prima applicazione, in modo omogeneo sul territorio regionale, delle prestazioni LEA per i Servizi di Attività di Riduzione del Danno (RdD) e di Limitazione dei Rischi (LdR) in ambito sanitario, con riferimento ai consumi e agli abusi di sostanze psicoattive e alle dipendenze patologiche”);
  • sperimentare la creazione di spazi per il consumo sicuro e protetto, coerentemente con le conclusioni della VI Conferenza nazionale sulle dipendenze del 2021 tradotte nella proposta del Piano di Azione Nazionale sulle Dipendenze 2022-2025, quali luoghi attrezzati per garantire alle persone che usano sostanze condizioni igieniche e sanitarie tali da prevenire la trasmissione di patologie e un pronto intervento di personale specializzato in caso di overdose, nonché in cui favorire l’aggancio dei consumatori da parte dei servizi pubblici, e strumenti in grado di evitare che il consumo si svolga in piena vista, alimentando una percezione di insicurezza.
  • rafforzare la rete territoriale dei servizi per la salute mentale, sia psicologici sia psichiatrici, con un’attenzione particolare alle diffuse condizioni di povertà e marginalità. In particolare, analizzare i Centri di salute mentale presenti nel territorio e valutare la congruità del numero di posti letto per il ricovero di persone con patologie psichiatriche.
  • perseguire un modello di intervento basato su accessibilità, presa in carico, continuità delle cure, personalizzazione del progetto, differenziazione dell’intensità assistenziale dei percorsi in rapporto ai bisogni di cura, flessibilità dei servizi, anche nella direzione della praticabilità del Budget di Salute;
  • quanto alla residenzialità, individuare soluzioni condivise rispetto alle criticità della materia regolatoria della compartecipazione dell’utente al costo delle prestazioni emerse a seguito dell’approvazione della DGR 84/2021, che consentano di mettere al centro il progetto di vita della persona affetta da patologia psichiatrica;
  • definire adeguati percorsi di presa in carico per i disturbi del comportamento alimentare, con un’attenzione specifica per la popolazione giovanile;
  • promuovere percorsi protetti per le persone in condizioni di disagio socio-economico e ultrasessantacinquenni, con garanzia di continuità delle cure. 
  • strutturare percorsi di formazione del personale sanitario sull’etnopsichiatria e l’approccio transculturale alla salute mentale, considerata la crescente quota di popolazione straniera e l’incidenza dei problemi di salute mentale su tale fetta di popolazione maggiormente vulnerabile.

Ci impegniamo a presentare una legge regionale sul suicidio medicalmente assistito, come richiesto da oltre 11.000 piemontesi con la proposta di legge popolare “Liberi fino alla fine” che l’attuale Consiglio Regionale ha vergognosamente deciso di non discutere. 

Proporremo una delibera per impegnare la Regione a proporre il referendum abrogativo per l’articolo 579 del codice penale, che di fatto impedisce l’introduzione dell’eutanasia legale nel nostro Paese.