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CASA E DIRITTO ALL’ABITARE

Il Piemonte, al pari delle altre regioni dove il disagio abitativo è alto, deve mettere in campo un Piano regionale per la casa che affronti il tema complesso delle politiche abitative in modo strutturale e non emergenziale. Promuovere una strategia complessiva che offra ai cittadini risposte concrete e strumenti di contrasto alle dinamiche di speculazione edilizia, aumento degli affitti e difficoltà dell’accesso al mercato privato della locazione per specifici gruppi di persone, in particolare giovani, nuclei monoparentali e stranieri.

L’assenza di una strategia regionale a breve, medio e lungo termine ha risvolti drammatici per migliaia di famiglie piemontesi: negli ultimi anni i Comuni hanno dovuto garantire ospitalità e soluzioni abitative emergenziali per rispondere a sfratti crescenti, eseguiti anche di fronte a casi di morosità incolpevole. E le situazioni di disagio abitativo sono in aumento.

LE NOSTRE PROPOSTE

Occorre ampliare e diversificare il sostegno economico ai nuclei che attraversano periodi di difficoltà economica in modo da favorire la permanenza nella loro abitazione. Nelle case di edilizia residenziale pubblica, la strada è quella dell’aumento della platea dei beneficiari del Fondo Sociale, attraverso la semplificazione delle procedure e della documentazione, il sistema di calcolo della quota minima, che oggi rappresenta una corsa ad ostacoli e scoraggia le domande proprio dalle famiglie più fragili. Anche per le famiglie in affitto privato le risposte non sono adeguate. Con il taglio del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione (istituito dalla legge 341/1998) da parte del governo Meloni, dal 2023 la Regione non ha più risorse per sostenere i cittadini nel pagamento di alcune mensilità del canone: nel 2022 erano stati erogati 12 milioni di Euro, e nella sola città di Torino la misura aveva riguardato 10.643 nuclei, che hanno ricevuto un contributo medio di oltre 1100 euro. 

Occorre potenziare le risorse e gli strumenti in capo alle agenzie sociali per l’abitare, come soggetti capaci di intercettare la domanda di intermediazione tra domanda e offerta, attraverso affitti calmierati per nuclei con condizioni socio economiche complesse e capaci di costruire fiducia, anche mediante il rilascio di garanzie pubbliche, nei confronti delle persone più frequentemente escluse dal mercato dell’abitare, quali i giovani e  gli stranieri, spesso oggetto di vero e proprio razzismo abitativo. Nel caso di Torino l’agenzia Lo.Ca.Re, della quale abbiamo chiesto un potenziamento attraverso un atto in Consiglio Comunale,  riesce a rispondere a meno di un quarto delle richieste. 

Un Piano Regionale per la Casa dovrà affrontare le criticità di carattere operativo e gestionale delle Agenzie Territoriali per la Casa, e del loro raccordo con gli enti locali. Un ruolo di facilitazione, raccordo e programmazione al quale la Regione Piemonte ha rinunciato da tempo. È necessario rilanciare l’edilizia pubblica, in primis predisponendo un piano straordinario di manutenzione di tanti alloggi gestiti da ATC che non possono essere assegnati perché versano in condizioni non idonee.  Attraverso bandi annuali per l’assegnazione degli alloggi si potrebbe garantire una maggiore celerità nella stesura delle graduatorie e nell’assegnazione degli alloggi, cruciale soprattutto per le situazioni di emergenza abitativa. Occorre inoltre facilitare le possibilità di subentro o voltura della convenzione di assegnazione per componenti fragili: facilitare anziché ostacolare operatività del cambio alloggio per quei nuclei assegnatari per i quali sopraggiunge una disabilità o una variazione nel numero dei componenti. La Regione ha sempre ostacolato la redazione di un piano di cambio alloggi, capace di incentivare la mobilità in appartamenti più idonei ai mutati bisogni delle famiglie, in termini di spazio o accessibilità.

Nel rispetto delle finalità sociali dell’edilizia residenziale pubblica e del mandato di ATC, la morosità degli assegnatari di case popolari deve essere affrontata con strumenti innovativi, eliminando quelle storture della Legge Regionale, come il canone sanzionatorio. Quando la decadenza dalla casa popolare è legata a una morosità incolpevole, si genera un debito fuori controllo che incombe proprio sui nuclei che si trovano in condizioni più fragili.

Vanno poi eliminate le modifiche della legge regionale n. 3 approvate dalla destra piemontese a pochi mesi dalle elezioni. La Regione ha modificato la legge senza affrontare le molte criticità sollevate da Enti Locali e  organizzazioni sindacali riguardanti le tempistiche di formazione delle graduatorie e assegnazione degli alloggi,  la prevenzione delle morosità, la manutenzione di tanti alloggi gestiti da ATC che non possono essere assegnati perché versano in condizioni non idonee: tutti aspetti su cui è necessario intervenire con urgenza. Ha invece preferito introdurre norme discriminatorie, modificando in maniera significativa i criteri di assegnazione dei punteggi privilegiando  coloro che sono residenti in Piemonte da 15-20 o 25 anni. 

Si tratta di una legge che nei prossimi bandi ERP escluderà migliaia di persone, italiane e straniere, residenti in Piemonte da meno di 15 anni dalla possibilità di avere una casa, segnando un passo indietro sulle politiche che dovrebbero favorire l’integrazione, la prevenzione di situazioni di disagio e concretizzare il diritto alla casa. Si tratta con certezza di una legge incostituzionale, posto che la Corte Costituzionale ha da poco ritenuto illegittima analoga legge della Regione Veneto, che peraltro chiedeva il requisito della residenza da 5 anni.

È necessario andare in una direzione opposta: quella intrapresa dal Comune di Torino, che nel bando del 2023 ha accettato le domande anche di coloro che non possiedono il requisito della residenza (in linea con l’orientamento della Magistratura).

Vanno inoltre bloccate le vendite di alloggi ERP, già in numero non sufficiente a rispondere al crescente bisogno.

Occorre regolamentare, sul modello della proposta di legge Alta Tensione Abitativa, gli affitti brevi turistici, che sottraggono al mercato della casa alloggi che vengono utilizzati unicamente quale fonte di reddito e che snaturano il tessuto urbano dei centri più interessati dal turismo.

Occorre procedere ad una mappatura degli immobili pubblici e della granda proprietà privata inutilizzati, al fine di poterli destinare alle esigenze abitative che in gran parte non sono soddisfatte dalle graduatorie di edilizia residenziale pubblica.

Nei centri universitari, occorre investire su studentati pubblici gestiti da EDISU, regolando la proliferazione di studentati privati ad alto costo che risultano escludenti per gli studenti e le studentesse di fascia di reddito medio-bassa, e contribuiscono alla gentrificazione delle aree su cui insistono